Il Nuovo Dpcm del 25 ottobre lo conferma: è ora di passare dall’offline all’Online per sostenere le imprese e digitalizzare l’economia

Sono momenti critici quelli che tutto il mondo sta vivendo, l’Italia non è da meno. Il bollettino di domenica 25 ottobre segna 21.273 casi e 121 vittime in un solo giorno. 

Purtroppo, la realtà è evidente: il Covid ha iniziato la sua tanto temuta seconda ondata. Le conseguenze, in seguito al nuovo Dpcm, emanato ieri da Conte, si fanno già sentire fra le imprese di molti settori, ristoranti in primis. 

Ecco che il Covid riapre le porte all’opportunità di fare impresa nel settore digitale. Vendite online, consegne a domicilio e take away sono ancora i servizi 

 

Tutto ciò era prevedibile? Probabilmente sì 

Quali le soluzioni intraprese fino ad ora e quali quelle previste? 

Nel giro di poche settimane è ripartito non solo il conteggio dei casi di Covid, ma anche la promulgazione di nuovi Dpcm a ritmo sostenuto. Tanto velocemente escono questi Dpcm che non si fa in tempo a decifrarne uno, che già ne esce un altro. Nella giornata di ieri è stata emanata quella che parrebbe la soluzione temporanea, ma definitiva.

Di conseguenza, le aziende iniziano a tremare, non tanto per le precauzioni a cui dovranno continuare ad attenersi, ma soprattutto per le nuove rigide disposizioni che potrebbero dare un nuovo fortissimo arresto alle vendite, se non correranno presto ai “ripari digitali”.  

Dunque, se la domanda è: cosa si può fare nel concreto per aiutare le imprese? 

La risposta è: aiutarle a digitalizzarsi, vendendo online e arrivando presso il domicilio dei propri clienti

 

Dpcm 25 ottobre 2020

Al momento, l’ultimo Dpcm firmato il 24 ottobre dal presidente del Consiglio, pone delle restrizioni vincolanti a livello nazionale fino al 24 novembre. Tuttavia, possiamo immaginare facilmente che questa data potrebbe persino essere posticipata nel caso in cui il numero di contagi non dovesse diminuire.

Il nuovo decreto è entrato in vigore già da oggi 26 ottobre 2020.  

Sostanzialmente, ristoranti, bar, pub, gelaterie e pasticcerie possono rimanere aperti dalle ore 5 alle 18. Il consumo al tavolo è consentito per un massimo di quattro persone, salvo che siano tutti conviventi. Dopo le 18 è vietato il consumo di cibi e bevande nei luoghi pubblici e aperti al pubblico. Tuttavia, resta «sempre consentita la ristorazione con consegna a domicilio, nonché fino alle ore 24 la ristorazione con asporto, con divieto di consumazione sul posto o nelle adiacenze». 

Per quanto concerne le altre tipologie di attività commerciali, vigono delle differenze: saloni di bellezza, parrucchieri e barbieri possono continuare a lavorare. Anche i negozi al dettaglio come calzature, abbigliamento, accessori, librerie, profumerie restano aperti senza limiti d’orario, ma devono rispettare le regole: dalla distanza di un metro agli ingressi dilazionati dei clienti. La novità è nel passaggio in cui il governo chiede agli esercenti «che venga impedito di sostare all’interno dei locali più del tempo necessario all’acquisto dei beni». 

Infine, per quanto riguarda gli spostamenti, il Dpcm del 25 ottobre raccomanda fortemente «a tutte le persone fisiche di non spostarsi, con mezzi di trasporto pubblici o privati, salvo che per esigenze lavorative, di studio, per motivi di salute, per situazioni di necessità o per svolgere attività o usufruire di servizi non sospesi». Rimangono consentiti sia gli spostamenti tra i comuni, sia quelli tra una regione e l’altra a meno che non ci siano ordinanze specifiche firmate dai governatori come in Campania.» 

 

Potere alle imprese digitali

Come visto precedentemente, il Dpcm del 25 ottobre approva e mantiene soluzioni digitali: dalla vendita online all’home delivery. Tantissimi i ristoranti che da ieri continuano ad avvisare la propria clientela della chiusura al pubblico dei locali e della sola possibile erogazione di servizio a domicilio o asporto. 

Infatti, come appreso dalla prima fase di quarantena forzata: i servizi digitali sono dei validi alleati per le attività commerciali, in quanto consentono di non arrestare le vendite e tutto ciò che ne consegue.

Non si può non riconoscere la valenza delle risorse digitali all’interno del settore commerciale, e non solo in quello ristorativo. Tutti i settori che oggi necessitano di canali online, anche solo per caricare un volantino di offerte o un menù digitale, nessuno escluso. 

Tuttavia, per quanto questo preciso momento storico allontani le prospettive di un roseo futuro, qualcosa che si può fare c’è: aiutare l’intero sistema economico, partendo da quello locale. 

Per fare ciò Comuni A Domicilio crea un network fatto di imprenditori locali che operano sul proprio territorio di appartenenza. Attraverso la creazione di un marketplace stile Amazon ma a km0 (chilometro zero) è possibile sostenere le imprese e le loro vendite in questa nuova fase di lockdown. 

 

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Le agenzie di Comuni a Domicilio forniscono il giusto sostegno digitale attraverso una propria App Marketplace. In questo modo, negozianti ed imprenditori della zona possono contare su un partner tecnologico che sia realmente in grado di fare qualcosa di utile per il proprio territorio. Di fatto, un’agenzia di Comuni a Domicilio si preoccupa di offrire servizi di e-commerce mobile, sostegno digitale, servizi di home delivery (consegne a domicilio) e take away. Tutto ciò tramite la creazione di un’app territoriale creata appositamente per le imprese ed i cittadini del luogo, appunto l’omonima app marketplace.

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